giovedì 11 febbraio 2010

Giovani non giovani

C’è il nichilismo ad imperare nella cultura giovanile. Un nichilismo a cui si oppone un'unica forza, quella di una purezza dell'animo. Ma è una lotta che genera inquietudine, domande, malinconia. Diceva qualcuno: “La malinconia è il prezzo della nascita dell'eterno nell'uomo. La malinconia è l'inquietudine dell'uomo che avverte la vicinanza dell'infinito".Un sentimento che spinge a cercare qualcuno a cui darsi e dal quale avere tutto, all’insoddisfazione perenne, alla sensazione di solitudine imperante. Questi rappresentano il motore per i giovani, per me lo rappresentavano. Lo spingono – o lo dovrebbero spingere – a cercare instancabilmente soddisfazioni, spinti dall’inquietudine e privi di rassegnazione di fronte all’iniqua realtà che il mondo ci offre. Ci occorre tutto questo, per tendere verso l’alto. E occorrerebbe che ad una certa età ci si ricordasse di come eravamo da adolescenti e giovani, per non essere rassegnati alla mancanza di bellezza, di perfezione, per non cedere all’ accettazione supina, nella mancanza di volontà nel perseguire e sperimentare le proposte che la vita ci offre. Il rischio dei ragazzi di oggi è quasi uguale a quello degli adulti di oggi: si aprono all’impegno della propria esistenza, ma rinunciano e si ritirano nel mondo che pure non li soddisfa, accettando il compromesso di una quotidianità sicura rispetto all'avventura dell'ignoto. Per paura, per comodità, senza libertà intesa come capacità di aderire a percorsi forse troppo difficili ma che portano a "tornare a riveder le stelle".

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