domenica 22 novembre 2009
Cristo re e la solidarietà
Se volete aiutarli, ridate loro l'anima. Mi riferisco ai tanti poveri - extracomunitari, misilmeresi, ex palermitani - che vivono fra di noi. Oggi la Chiesa celebra la festa di Cristo re. Il Vangelo ci presenta il dialogo di Gesù con Pilato, dialogo nel quale Gesù afferma la sua regalità: “Io sono re... Il mio regno non è di questo mondo, non è di quaggiù”. Durante la sua vita Gesù aveva sempre reagito con determinazione di fronte alla proposta di presentarsi come re: infatti non voleva che lo si vedesse come un re terreno. Ma ora, davanti a Pilato non c’è più pericolo; è debole e in balia degli uomini. Ora può definirsi re. E’ un re che ha il manto regale, ha la corona... ma di spine, ha come scettro una canna: gli è rimasto di salire in trono: sulla croce. Gesù non si afferma uccidendo i nemici, non acquista il suo potere annientando gli avversari. Dare la vita, offrire la vita, ecco la sua regalità. E per questo siamo pieni di fiducia: i regni della terra, fondati sui soldi, sulle armi, sull’arroganza, sull'amore per il potere fine a se stesso e come arma per umiliare portano alla sofferenza e alla morte. Ma finiscono. E allora oggi, liberi di fronte a questo Dio che ci insegna ad amare, liberi di fare o non fare la sua strada, impariamo a vivere nella carità, nel servizio, nel dono. Misericordiosi, come è misericordioso il Padre nostro. E il servizio vuol dire innanzitutto non dimenticarsi degli ultimi, valorizzarne i pregi, dar loro una speranza; se a noi questo è possibile, integrarli. E per chi amministra, significa non accantonare dietro la porta del proprio ufficio i problemi degli amministrati demandandoli ad altri o allargando le braccia. O, peggio, sfruttando i bisogni a scopo elettorale. Se si vogliono aiutare i fratelli che stanno male bisogna lavorare affinchè venga restituita loro l'anima.
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