
“Raccontami della nostra isola, è una bella terra benché popolata da somari. Gli Dei vi hanno soggiornato, forse negli Agosti inesauribili vi soggiornano ancora.”
Tomasi di Lampedusa fotografa lucidamente lo stato della Sicilia, ancorché dei siciliani. Nel famoso dialogo con Chevalley, ne “Il Gattopardo”, il principe di Salina quasi insinua che il carattere dei siciliani sia plasmato da “un’arsura dannata” che, appunto perché influisce su di esso, ha una ragione valida di esistere. “E poi l’acqua non c’è o che bisogna trasportare da tanto lontano che ogni sua goccia è pagata da una goccia di sudore; e dopo ancora le piogge sempre tempestose, che fanno impazzire i torrenti asciutti, che annegano bestie e uomini proprio lì dove due settimane prima le une e gli altri morivano di sete”.Questo brano mi veniva in mente, per la seconda volta in un anno, leggendo un recente comunicato diffuso dal Comune di Misilmeri in relazione alla crisi idrica che stiamo vivendo in questi dannati giorni di fine novembre.
E’ un rapporto strano quello di Misilmeri con l’acqua, lo sostengo da sempre: essa è tanto presente sul territorio, ricco di sorgenti, prima fra tutte quella di Risalaimi, che rifornisce persino parte della vicina Palermo, eppure tanto desiderata perché in realtà troppo spesso ASSENTE. E il misilmerese è condannato a soffrire per la sua assenza, come di un essere tanto amato eppure non presente. E il misilmerese che amministra si rivela spesso inadeguato a convivere con l’oggetto di questo amore. L’acqua dei misilmeresi qualche settimana fa era "non potabile". L'acqua non purissima è un po' il simbolo del nostro paese, senza sicurezza di rifornimento idrico dopo il colpo dolorosissimo inferto dalla Dc negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando il potentato locale “regalò” la sorgente di Risalaimi. L’acqua non pura è ugualmente tanto preziosa, però. Lo sa bene chi, in questi giorni, si è trovato, come il principe di Salina e la sua famiglia in viaggio verso Donnafugata, con le membra riarse. Senza acqua a casa per lavare o per cucinare. L’acqua non pura di qualche settimana fa - marrone, melmosa - è diventata un inno alla vita. Era un’acqua “contaminata” da fango, ma pur sempre acqua. Ma quanto è più allarmante la situazione degli ultimi sette giorni, viva e presente solo nei comunicati istituzionali. E ci sentiamo a grande lutto, perché ci manca persino la voglia di aspettare.
Tomasi di Lampedusa fotografa lucidamente lo stato della Sicilia, ancorché dei siciliani. Nel famoso dialogo con Chevalley, ne “Il Gattopardo”, il principe di Salina quasi insinua che il carattere dei siciliani sia plasmato da “un’arsura dannata” che, appunto perché influisce su di esso, ha una ragione valida di esistere. “E poi l’acqua non c’è o che bisogna trasportare da tanto lontano che ogni sua goccia è pagata da una goccia di sudore; e dopo ancora le piogge sempre tempestose, che fanno impazzire i torrenti asciutti, che annegano bestie e uomini proprio lì dove due settimane prima le une e gli altri morivano di sete”.Questo brano mi veniva in mente, per la seconda volta in un anno, leggendo un recente comunicato diffuso dal Comune di Misilmeri in relazione alla crisi idrica che stiamo vivendo in questi dannati giorni di fine novembre.
E’ un rapporto strano quello di Misilmeri con l’acqua, lo sostengo da sempre: essa è tanto presente sul territorio, ricco di sorgenti, prima fra tutte quella di Risalaimi, che rifornisce persino parte della vicina Palermo, eppure tanto desiderata perché in realtà troppo spesso ASSENTE. E il misilmerese è condannato a soffrire per la sua assenza, come di un essere tanto amato eppure non presente. E il misilmerese che amministra si rivela spesso inadeguato a convivere con l’oggetto di questo amore. L’acqua dei misilmeresi qualche settimana fa era "non potabile". L'acqua non purissima è un po' il simbolo del nostro paese, senza sicurezza di rifornimento idrico dopo il colpo dolorosissimo inferto dalla Dc negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando il potentato locale “regalò” la sorgente di Risalaimi. L’acqua non pura è ugualmente tanto preziosa, però. Lo sa bene chi, in questi giorni, si è trovato, come il principe di Salina e la sua famiglia in viaggio verso Donnafugata, con le membra riarse. Senza acqua a casa per lavare o per cucinare. L’acqua non pura di qualche settimana fa - marrone, melmosa - è diventata un inno alla vita. Era un’acqua “contaminata” da fango, ma pur sempre acqua. Ma quanto è più allarmante la situazione degli ultimi sette giorni, viva e presente solo nei comunicati istituzionali. E ci sentiamo a grande lutto, perché ci manca persino la voglia di aspettare.


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