MISILMERI. Non c’è una sola Misilmeri. Ce ne sono dieci, venti; no, almeno cento. Ma l’immagine del paese, conosciuta dappertutto, è uniforme. Il paesaggio è aspro, forte. Il fiume Eleutero scorre in fondo alla vallata, sempre più grigio, sempre più snello. Ma sulla roccia che sovrasta l’abitato, scavata dal lavoro dei secoli, ecco il castello dell’Emiro, che nella memoria dei visitatori esemplifica le diversità di un paese. Fino a poco tempo fa si pensava che la rocca, costruita nel suo impianto originale dagli Arabi, intorno al 1000, ricostruita ed ampliata prima da Manfredi Chiaromonte e quindi dai grandi feudatari Ajutamicristo, avrebbe finito col soccombere ai colpi ricevuti dal tempo e dall’uomo. Larghe ferite, che l’umidità delle pietre rendeva più dolorose; mentre la struttura faceva ancora resistenza, per non morire. Nessun restauro conservativo, nessun intervento di puntellamento era stato mai effettuato. Pure le richieste di finanziamento per un progetto di tale natura, per il quale nel ’98 l’associazione Gruppi Ricerca Ecologica mobilitò persino “Striscia la notizia”, furono, se non disattese, non seguite con l’attenzione che meritavano dalle amministrazioni locali.
Da un millennio sovrasta il centro abitato di Misilmeri. Ormai, però, da qualche mese è nascosto dalla gabbia metallica montata dagli operai della Operes Srl per l’indispensabile indispensabile restauro che è alle sue battute finali. E tutti, ma proprio tutti, a Misilmeri stanno con il naso all’insù a rimirarlo, cercando di carpirne i segreti.
Le prime fasi dell’intervento conservativo sul monumento nazionale, infatti, hanno fatto emergere chiaramente le cucine, site al piano terra dell’enorme struttura, con l’imponente camino che, nei secoli, è servito a preparare i cibi. Ma altre scoperte si profilano all’orizzonte, dopo che gli operai hanno provveduto a liberare il piano terra quasi del tutto dal terriccio e dai materiali di risulta precipitati dalla struttura nei secoli. Sono venuti alla luce il cortile interno e la porta d’accesso, i locali destinati ai prigionieri con alcuni graffiti, alcuni elementi di decoro sepolti per decenni dal terriccio. Le ferite ampie sui muri si sono richiuse, il torrione ha ritrovato l’intonaco.
La struttura pluricentenaria, danneggiata dall’usura dei secoli, dal vandalismo e dall’incuria, è sotto le cure della progettista e direttrice dei lavori, l’architetto Gloria Martellucci.
Il castello sovrasta il centro abitato e si erge su una rocca: per seguire le fasi del restauro, non sono pochi i misilmeresi che, quotidianamente, bussano alla porta del cantiere o osservano gli operai al lavoro con l’ausilio di teleobiettivi e binocoli. Il restauro del Castello dell’Emiro rappresenta infatti un momento importante per la comunità locale: l’opportunità di recuperare il monumento è stata offerta al Comune da un finanziamento dell’assessorato regionale dei Beni Culturali nell’ambito del POR Sicilia 2000-2006. Dovrebbe essere, nei programmi, un progetto infrastrutturale per ridare una nuova immagine e nuove opportunità di vivibilità e visibilità al territorio. Ma pare ai più difficilmente realizzabile il piano di coinvolgere i privati per canalizzare i flussi turistici nel comprensorio. Gli operai della Operes Srl hanno lavorato fra mille difficoltà, correlate alla pericolosità del sito, definito dall’architetto Martellucci “una rara testimonianza dell’architettura militare-celebrativa”.
L´incarico della progettazione esecutiva e della direzione dei lavori del restauro del castello venne dato nel 1985. La lunga storia della progettazione dell’opera e del reperimento delle somme necessarie alla sua realizzazione ha visto una conclusione solo nel 2004, sotto l’ultima gestione commissariale del Comune, quando venne firmato il decreto del finanziamento. L’antica struttura del Castello, dichiarato monumento nazionale nel 1980, è forse un luogo di sosta romano che, nel X secolo, rientrò nel piano di controllo territoriale arabo. Nel suo circondario, intorno al 1068, si combatté un'ardua battaglia tra Arabi e Normanni per la conquista del luogo, vinta poi dagli europei.
sabato 6 giugno 2009
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