
Un'affermazione del genere mi costa molto, ma se le istituzioni continuano nella loro politica di miopia nei confronti della mafia, temo che la loro assoluta mancanza di prestigio nelle terre in cui prospera la criminalità organizzata non farà che favorire sempre di più Cosa Nostra.
Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 - Capaci, 23 maggio 1992)
Diceva Leonardo Sciascia: «Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare». Nel giorno in cui, a distanza di diciassette anni, l'Italia ricorda un suo eroe moderno, Giovanni Falcone, a me, che di solito aborro ricorrenze e compleanni, sovviene esattamente dove mi trovavo, cosa facevo, cosa stavo dicendo quindici anni fa, il 23 maggio 1992, mentre venivano uccisi a Capaci il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta.
Ricordo bene Giovanni Falcone, non dimentico quello che ha rappresentato per una generazione di giovani siciliani, la mia. Lo sguardo pensoso, assorto, ma sempre sorridente. La semplicità dell'approccio. La consapevolezza, ai suoi funerali, che quello era stato un delitto annunciato, fin troppo. E non posso non pensare che sono tanti, troppi, i giudici che non portano avanti il loro lavoro come Giovanni Falcone fece, "come una missione". Anche per questo coltivo la memoria e non tollero, ieri come oggi.
Ricordo bene Giovanni Falcone, non dimentico quello che ha rappresentato per una generazione di giovani siciliani, la mia. Lo sguardo pensoso, assorto, ma sempre sorridente. La semplicità dell'approccio. La consapevolezza, ai suoi funerali, che quello era stato un delitto annunciato, fin troppo. E non posso non pensare che sono tanti, troppi, i giudici che non portano avanti il loro lavoro come Giovanni Falcone fece, "come una missione". Anche per questo coltivo la memoria e non tollero, ieri come oggi.


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