
PALERMO. Restano celati nel sottosuolo palermitano, ma rappresentano una delle più preziose testimonianze archeologiche della Palermo tardo-antica. Sono le catacombe in prossimità delle sponde di Kemonia e Papireto, di recente al centro dell’interesse dell’assessorato alla Cultura del Comune di Palermo, guidato da Giampiero Cannella. Le catacombe palermitane furono luoghi vasti e molto frequentati dove i primi cristiani seppellirono i loro defunti seguendo un antico costume sepolcrale in uso in Oriente e riconducibile alle antiche tombe ebraiche ed ellenistiche scavate nella roccia.
Ricorda Pietro Todaro nella sua “Palermo sotterranea”: “Sono tre le antiche aree catacombali finora note a Palermo: le catacombe di Porta d’Ossuna, di San Michele Arcangelo e quelle dei SS. Quaranta Martiri al Casalotto. Il complesso di Porta d’Ossuna, con ingresso in corso Alberto Amedeo, il più esteso e forse il più antico, presenta un’architettura simile alle catacombe della Larderia a cava d’Ispica, nel ragusano. Le altre due, più piccole e di differente tipologia, sono ubicate nel rione Albergheria, nell’area ove sorge il complesso gesuitico di Casa Professa. La piccola catacomba di San Michele Arcangelo ricade, in parte, sotto la distrutta chiesa medioevale di Santa Maria della Grotta sulla quale è stata edificata nel 1555 l’attuale chiesa di San Michele Arcangelo, da cui è possibile ancora accedere all’ipogeo”. Con la costruzione dell’antico impianto della chiesa medioevale il vasto complesso catacombale venne in parte distrutto.
Ricorda Pietro Todaro nella sua “Palermo sotterranea”: “Sono tre le antiche aree catacombali finora note a Palermo: le catacombe di Porta d’Ossuna, di San Michele Arcangelo e quelle dei SS. Quaranta Martiri al Casalotto. Il complesso di Porta d’Ossuna, con ingresso in corso Alberto Amedeo, il più esteso e forse il più antico, presenta un’architettura simile alle catacombe della Larderia a cava d’Ispica, nel ragusano. Le altre due, più piccole e di differente tipologia, sono ubicate nel rione Albergheria, nell’area ove sorge il complesso gesuitico di Casa Professa. La piccola catacomba di San Michele Arcangelo ricade, in parte, sotto la distrutta chiesa medioevale di Santa Maria della Grotta sulla quale è stata edificata nel 1555 l’attuale chiesa di San Michele Arcangelo, da cui è possibile ancora accedere all’ipogeo”. Con la costruzione dell’antico impianto della chiesa medioevale il vasto complesso catacombale venne in parte distrutto.


So che non ha a che fare con l'articolo, ma non sapevo come altrimenti contattarla. Tempo fa lei scrisse un articolo sulla deriva di violenza della nostra società e della necessità di un'educazione dei giovani improntata al rispetto della persona umana; io apprezzai molto i contenuti del suo articolo e lo stile. Capisco che lei è una madre precaria, ma sarei stato felice di leggere qualche sua personale opinione sulle ultime vicende politiche e a tal proposito la salutavo con una battuta, che vuol essere stimolo se mi permette, visto che è mamma precaria lei "farebbe educare i suoi figli da Berlusconi?" Grazie, spero di leggere qualcosa al più presto.
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