sabato 28 marzo 2009

Congresso del Pdl, è il giorno di Fini

L'importanza di «istituzioni laiche», la necessità di «rilanciare una grande stagione costituente», l'urgenza di «discutere su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno», l'appello a «non temere lo straniero» e il «no allo Stato etico». È di ampio respiro l'intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini al congresso di fondazione del Pdl. Il numero uno di Montecitorio parla per 50 minuti e incassa 60 applausi. Al termine del discorso il premier sale sul palco, gli stringe la mano, lo abbraccia e sorride. «Questo - dice - è per spazzare via tutte le malignità sul fatto che io e Gianfranco non ci vogliamo bene e non condividiamo gli stessi ideali». «Ho colto la spinta sulle riforme. Sono d'accordo con te, partiamo subito» ha detto poi il premier al presidente della Camera nel backstage. Un brindisi a base di champagne e un abbraccio. A complimentarsi con Fini, dietro le quinte, è arrivato mezzo esecutivo con Giulio Tremonti in prima linea.Il Pdl non sarebbe nato senza la lucida follia di Berlusconi». Accompagnato da un lungo applauso della platea, Fini ha per prima cosa ringraziato il presidente del Consiglio per le parole «chiare e generose» rivoltegli venerdì. «In un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure» ha detto Fini. Ancora un "grazie" poi per aver riconosciuto che «il Pdl non è una Forza Italia allargata, né un cartello elettorale. Con il Pdl nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse».Fini ha poi parlato della Costituzione, scandendo che «la seconda parte si deve cambiare». Se questo non accade, ha aggiunto, non può essere completata la transizione e l'Italia, che qualcuno ha paragonato a una «crisalide», «non potrà mai passare da crisalide a farfalla». Sul referendum, Fini ha invitato il Pdl al dibattito e, riprendendo l'auspicio di Silvio Berlusconi per un sistema bipartitico, ha affermato che proprio il referendum consente una «accelerazione verso quel sistema». «Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum».

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