giovedì 12 marzo 2009

Un volontario ad Auschwitz rivelò i segreti dell'Olocausto agli Alleati

E' stato probabilmente il piu' coraggioso atto di spionaggio della Seconda Guerra mondiale: il gesto di Witold Pilecki, un nobile polacco che scelse di farsi imprigionare nel campo di concentramento di Auschwitz, vi rimase due anni e mezzo e fece in tal modo conoscere agli Alleati lo sterminio in corso nelle camere a gas. E i nuovi documenti sono destinati a risollevare gli interrogativi sul perche' gli Alleati, e in particolare Winston Churchill, non fecero nulla per fermare le atrocita' ormai ben note. Quanto a Pilecki, quando si accorse che gli Alleati non sarebbero intervenuti, riusci' a sopraffare una guardia e, insieme a due camerati, sfuggire alla morte. Il 'Times' ha rivelato nuovi drammatici particolari sulla storia dello straordinario ufficiale polacco, che organizzo' un piano con la resistenza del suo Paese e riusci' a farsi inviare nel piu' noto campo di sterminio nazista. All'epoca Auschwitz era essenzialmente un campo per i partigiani catturati, anche se gia' vi venivano reclusi ebrei e tutti coloro che erano considerati una minaccia per il regime. Secondo i nuovi documenti emersi dagli archivi polacchi, Pilecki, sotto il falso nome di Tomasz Serafinski, riusci' a organizzare un gruppo di resistenza nel campo. "Per garantire la maggiore segretezza, sono del parere che ogni cellula di cinque non debba essere a conoscenza di un'altra", scriveva in uno dei suoi rapporti filtrati all'intelligence. "Questo e' anche il motivo per cui ho evitato persone che sono registrate qui sotto il vero nome: alcuni sono coinvolti nelle piu' incompetenti cospirazioni e hanno adesso i propri piani di ribellione nel campo". E ancora, piu' tardi: "La gigantesca macchina del campo che vomita cadaveri ha portato via molti dei miei amici... Abbiamo inviato messaggi al mondo esterno, rilanciati dalle stazioni radio straniere. Adesso le guardie del campo sono furiose".
I rapporti di Pilecki dall'interno del campo venivano incanalati agli Alleati attraverso un sistema di corrieri che la resistenza polacca aveva organizzato in tutta l'Europa occupata. Nel 1942, l'organizzazione di Pilecki era certa dell'esistenza delle camere a gas e mise a punto una serie di piani per liberare Auschwitz: un'ipotesi era che la Raf bormbardasse le mura, un'altra che i paracadutisti 'Liberate i Polacchi' venissero lanciati all'interno. Tuttavia nel 1943, quando si rese conto che gli Alleati non sarebbero intervenuti, l'ufficiale polacco riusci' a fuggire insieme a due colleghi. Tra i documenti ritrovati, anche l'allerta di 'caccia all'uomo' diffuso dalla Gestapo. Dopo la fuga, Pilecki fu catturato durante la rivolta di Varsavia e trascorse il resto del conflitto come prigioniero di guerra. Nel luglio del 1945 si uni' alle truppe 'Liberate i polacchi' in Italia, dopodiche' decise di tornare in Polonia e unirsi all'intelligence durante la conquista sovietica del Paese. Fu tuttavia catturato dal regime comunista; e in uno scherzo del destino, a torturarlo durante gli interrogatori fu proprio un ebreo polacco. Quando la moglie lo ando' a visitare in prigione, lui gli racconto' che la permanenza ad Auschwitz era stato un gioco da ragazzi al confronto. Dopo un processo-farsa, fu condannato a morte e fucilato. Dopo la sua morte, Pilecki fu demonizzato dai comunisti e il suo eroismo emerse solo dopo il 1989.

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