Anche quest'anno tornano le visite guidate e i seminari di gemmologia di studenti palermitani presso lo Sportello di Credito su Pegno del Banco di Sicilia, d'intesa con l'assessorato regionale dei Beni culturali e ambientali e della Pubblica istruzione. Iniziati nel 2003, questi incontri hanno riscontrato negli anni molto successo e ormai sono migliaia gli studenti coinvolti di ogni ordine e grado. Il calendario del 2009 si è aperto con la Scuola Media ''Giosuè Carducci'' di Bagheria che farà partecipare in tutto, nell'arco di sei incontri nel mese di febbraio, circa 250 studenti delle classi del terzo anno. Gli incontri iniziano con una breve lezione tenuta dai due esperti del Laboratorio di Gemmologia del Credito su Pegno, l'unico in Sicilia e in tutto il Meridione. Con il supporto di microscopi, rifrattometri e lampade a raggi ultravioletti i gemmologi forniscono le informazioni basilari sulle principali gemme, le loro sintesi e imitazioni. A seguire, il responsabile dello sportello Credito su Pegno, Gioacchino Chiavetta, simula, coinvolgendo gli stessi ragazzi, alcune operazioni di credito su pegno, dal momento in cui il cliente deposita un oggetto in pegno per ottenere il prestito alle aste che vengono battute per gli oggetti che non vengono ritirati. ''Questa iniziativa - ha sottolineato Chiavetta - intende fornire ai ragazzi i primissimi rudimenti della gemmologia e, al tempo stesso, spiegare quanto sia importante questa antica forma creditizia anche sotto il profilo sociale. Spieghiamo loro, infatti, come il credito su pegno sia un'attività che, specie in momenti economici difficili come quello attuale, può aiutare tante persone a restare lontani dal mondo dell'usura. E' un modo, questo, per parlare anche di legalità.''
Questa, in sintesi, la notizia.
Insomma, come dire “niente di nuovo sotto il sole”. Al di là della lodevole iniziativa didattica, infatti, l’idea che chi “non può”, in preda alle difficoltà economiche, “deve”, ricorrendo anche al credito su pegno, invece di poter fruire, come dovrebbe, di vantaggi messi a disposizione dallo Stato o di fraterna carità, nel senso più nobile del termine, ci riporta indietro di almeno cent’anni. Ad un periodo, come lo fu il Medioevo e poi il Quattrocento, che aprì, proprio per il credito su pegno, situazioni fertili per impoverimenti anche più gravi e addirittura per barbarie. I banchi di pegni, gestiti da ebrei, attirarono su questi ultimi le ire e gli odi di vari popoli, con quel che ne conseguì. In Sicilia, nel Quattrocento, furono costretti persino ad andare via, rigettati come merce avariata.
E poi, un’ultima riflessione. Il credito su pegno forse libererà dal rischio usura, ma non pone un rischio “furto” o “rapina”?
Questa, in sintesi, la notizia.
Insomma, come dire “niente di nuovo sotto il sole”. Al di là della lodevole iniziativa didattica, infatti, l’idea che chi “non può”, in preda alle difficoltà economiche, “deve”, ricorrendo anche al credito su pegno, invece di poter fruire, come dovrebbe, di vantaggi messi a disposizione dallo Stato o di fraterna carità, nel senso più nobile del termine, ci riporta indietro di almeno cent’anni. Ad un periodo, come lo fu il Medioevo e poi il Quattrocento, che aprì, proprio per il credito su pegno, situazioni fertili per impoverimenti anche più gravi e addirittura per barbarie. I banchi di pegni, gestiti da ebrei, attirarono su questi ultimi le ire e gli odi di vari popoli, con quel che ne conseguì. In Sicilia, nel Quattrocento, furono costretti persino ad andare via, rigettati come merce avariata.
E poi, un’ultima riflessione. Il credito su pegno forse libererà dal rischio usura, ma non pone un rischio “furto” o “rapina”?


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