C'è tutto, dalla firma del re Alfonso d'Aragona ai dettagli su un intervento militare in suo soccorso compiuto dagli albanesi di Sicilia nel 1448 tra la Val di Mazara, Contessa Entellina e Palazzo Adriano. Intervento di trecento uomini che avrebbe fruttato al valoroso comandante, Demetrio Reres, e ai suoi figli Giorgio e Basilio, il titolo di Governatore della Calabria inferiore. Peccato che falsa sia la firma, falsa l'onorificenza, mai avvenuta la spedizione e realizzato di sana pianta, due secoli dopo, il documento che attesta quell'episodio.
Falsario l'arciprete vissuto alla metà del 1600 a Mezzojuso, Giorgio Reres, un personaggio che dichiarava di custodire in casa le vere reliquie di santa Rosalia e che ricorda l'abate Vella di sciasciana memoria.
Obiettivo: dare origini nobili e militari alla sua famiglia, falso che si inserisce nei più vasti tentativi degli albanesi di Sicilia di testimoniare il proprio radicamento territoriale nel Paese.
Il falso storico è stato scoperto e accertato da Matteo Mandalà, ordinario di Lingua e letteratura albanese all'Ateneo di Palermo, che ha studiato un importante documento custodito all'Archivio di Stato di Palermo dove si riferisce del valoroso intervento militare a fianco di Alfonso il Magnanimo, re di Aragona e di Sicilia dal 1416 al 1458 e sovrano di Napoli dal 1443 al 1458. La scoperta sarà presentata domani alle 15.30, a Villa Zito, nell'ambito del congresso internazionale "Falso e falsi", organizzato dalla facoltà di Scienze della formazione e dal dipartimento Danae dell'Università di Palermo in collaborazione con la Fondazione Banco di Sicilia e dedicato trasversalmente al falso nell'arte, nella storia, in letteratura, nella tecnologia.
Il documento viene depositato dal notaio Diego Barretta di Palermo nel 1665, ma il notaio si limita a scrivere che Giorgio Reres dichiara di esserne in possesso e non lo registra, tanto che non ce n'è traccia nelle Cancellerie del Regno.
I dubbi sono stati suffragati dall'analisi diplomatica del documento: il re si firma, alla maniera castigliana del Seicento, io re, e non rex Alfonsus, come si faceva nel Quattrocento; il nome del Segretario del Regno è stato confuso con quello di un cugino; il documento pretende di essere stato rilasciato a Gaeta il primo settembre del 1448, quando il re era a Piombino.
L'atto era stato considerato autentico per secoli, se si escludono i dubbi di tre storici, inserito a pieno titolo nella storiografia ufficiale sin dal Settecento e utilizzato nel 1700 a Mezzojuso per rivendicare da parte degli albanesi di Sicilia il primo possesso su alcuni edifici in un periodo di controversie con i latini.


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