lunedì 9 febbraio 2009

Futurismo in Sicilia: l’arte negli anni difficili

Questo post nasce, come il primo, pubblicato circa un mese fa, come contributo al Centenario futurista che l’Italia celebra.

La dirompenza, l’alluvionalità del Futurismo rompe, dappertutto, la tradizionalista provincia italiana. La Sicilia non si sottrae alle istanze di novità che dal movimento di Marinetti provengono. Anche qui si rimette in discussione lo status quo letterario ed artistico.
Sul futurismo, però, pesavano già agli albori giudizi feroci. Come quello di Nino Sammartano, che nel 1916 scive un articolo denominato “Decadenza?”: “Questo nuovo secolo che s’incammina già inzuppato di sangue omicida, non sarà, a parer mio, un secolo di prosperità letteraria. (…) Ma in Italia ci sono i “neo-romantici”, ci sono i “futuristi”, che come padri della patria, vorrebbero salvare la nostra storia. Dei futuristi – io, dico la verità – non ne ho capito niente e li chiamo” maniaci”. (…) Volgiamoci indietro e guardiamo la striscia luminosa della nostra tradizione, le figure poderose di Carducci e di Rapisardi”.
Per non citare quanti riservavano a Marinetti gli appellativi di “burlone”, “prendingiro dei suoi seguaci e ammiratori”.
E non mancarono quanti si sentirono stretti fra l’invadente futurismo, “ameno e ridicolo”, e il passato, “impenitente ed odioso”: l’uno vuoto, assassino del senso estetico ed artistico, l’altro con regole e forme fisse in eterno.
Per tutti, però il futurismo fu una scossa. E diede vita ad espressioni tali di Cultura che ancora oggi sopravvivono e scuotono.

ATLANTICO

1492-1927
Porto Palos – San Salvatore
New York – Parigi – Berlino
Colombo – Lindbergh – Chamberlain – Levine – De Pinedo
Colombo stese il suo ponte di barche su l’onde paurose de l’Oceano immenso;
Lindbergh costruì col ferro della sua volontà e col martello del suo coraggio la grande unica arcata dell’immenso aereo ponte;
Chamberlain collaudò a passeggio col milionario americanissimo Levine la più grande impresa umana;
De Pinedo, meccanico supremo rivede a grado a grado e batte co la sua ala le fondamenta e l’ossatura del Ponte;
Nungesser e Coli salirono a Dio ad annunziare col loro sacrificio la vittoria della Giovinezza del coraggio, dell’ordine, su la materia e su la Natura;
Nazioni del Mondo, nella esaltazione del coraggio dei figli dell’Umanità, distruggete gli odi che vi dilaniano ed educate i vostri figli a salire, salire sempre più oltre!

Gasbert
“Marciare, non marcire!”
Trapani, 12 giugno 1927

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