domenica 1 febbraio 2009

Homo homini lupus

E’ una società barbara, dove vale sempre di più l’affermazione “Homo homini lupus”. Ho appreso con rabbia e dolore la notizia della gravissima aggressione subita da un immigrato indiano nella stazione di Nettuno. E, anche se gli inquirenti individuano i responsabili per assicurarli immediatamente alla giustizia e per fare piena luce sulla matrice di questo gesto efferato, se qualcuno pensa che un simile fatto di violenza abbia scusanti, o giustificazioni – come è accaduto, in parte, per lo stupro di Capodanno, dove lo stupratore drogato e ubriaco è già agli arresti domiciliari -, beh, sono convinta che è in errore. In forte errore. Fra l’altro, in molti commentano, sebbene sottovoce, perché forse un po’ di pudore ce l’hanno pure loro, che, dal momento che nella maggior parte dei casi di episodi di microcriminalità e di violenza i presunti colpevoli sono delle persone immigrate, fatti come quelli di stanotte, a Nettuno, possano essere giustificabili ritorsioni. No, ribadisco con forza. Sono solo alibi, xenofobi, ma alibi. E quando penso che in paesi come Misilmeri la xenofobia viene applicata pure a chi vi viene a risiedere provenendo da Palermo, il cerchio si chiude.
A nessuno è consentito farsi giustizia con le proprie mani e tanto meno strumentalizzare politicamente il dolore delle donne che sono state violentate nei giorni scorsi. A nessuno è consentito togliere la vita ad un altro uomo, solo sulla base di differenze etniche o di convinzioni politiche e religiose. E, guardate, il razzismo non penso abbia connotazioni politiche: mi è capitato più di una volta, da donna di orientamento politico dichiaratamente di centro-destra, di udire frasi offensive da soggetti razzisti targati centro-sinistra nei confronti di altri, apostrofati con fastidio come “fascisti”, “anarchici”, “squadristi”, “occorre fare fuori tutti questi in camicia nera, non dare loro spazio o lavoro” solo perché iscritti ad Alleanza Nazionale in centri urbani in cui, dagli anni Cinquanta, il monopolio politico-amministrativo o è stato della ex Democrazia Cristiana o dell’ex Pci (che, mi pare, qualche colpa negli anni abbiano accumulato, con le conseguenze che oggi noi soffriamo). Come se fosse possibile svendere le proprie convinzioni, trattarle come facile merce di scambio per puro interesse.
All'alba di oggi il marciapiede numero uno della stazione ferroviaria di Nettuno, nel centro della città a pochi metri dal municipio e dal lungomare, si è trasformato in una scena di inferno ai soccorritori. L'immigrato che si era addormentato sulla seconda panchina a sinistra dall'ingresso, era stato aggredito a calci, pugni e bottigliate. Cosparso di benzina e bruciato. I vestiti a fuoco, i piedi e la braccia bruciati.
Ora dirò quella che ai più sembrerà un’eresia. Ma ditemi: quanti, a Misilmeri come a Palermo, a Villabate come a Belmonte Mezzagno, non sono infastiditi dalla presenza sempre più numerosa nelle nostre strade di uomini e donne palesemente non siciliani? Quanti li apostrofano con termini a dir poco offensivi? Quanti, se stendono la mano a chiederci qualcosa, non voltano la testa dall’altra parte? Per favore, non smarriamo la consapevolezza che a farci orrore, in vicende come quella di Nettuno, è che la nostra società è xenofoba, sempre più bisognosa di riforme strutturali del suo habitat istituzionale e sociale. Una società dove sei diverso perché donna, o disabile o gay.
Invece di ricordare sempre “faccetta nera” o “bandiera rossa”, ricordiamoci pure di “le donne non ci vogliono più bene”. Invece di alimentare odi con celebrazioni – spesso vuote manifestazioni esteriori - come la Giornata della Memoria e il Ricordo delle Foibe, pensiamo ad una strada che ci conduca fuori dalle malattie del Ventesimo secolo, alla libertà di opinione, al rispetto degli altri.

3 commenti:

  1. Sono d'accordo con questa analisi che sembra portare alla conclusione che questa è una società xenofoba. Ma mi chiedo cosa intendi per riforma strutturale del suo habitat sociale. Mi chiedo, insomma, se ti riferisci a una società educata. Mi chiedo se il fulcro del problema non sia proprio la mancanza di un' "Educazione".

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  2. Sì, dal mio punto di vista, Anonimo, hai centrato il problema. Educazione.

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  3. A tal proposito dunque ti chiedo: come tu credi si possa impostare l'educazione dell'individuo? Ancora prima, vorrei sapere: cosa è Educazione? Quali responsabilità ha la politica in merito a questo? Come i principali orientamenti politici interpretano l'educazione? Quali di questi orientamenti ha le maggiori colpe nella formulazione della teoria di una società, che in nome di un fuorviante pluralismo, libera da strutturalismi e preconcetti? Grazie.

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