Misilmeri. Essere non conformisti è dura. Fare informazione in un centro mediamente piccolo come può esserlo Misilmeri con i suoi quasi trentamila abitanti, forse, lo è ancora di più. Di questo teatro della vita si rischia, se si vuole fare bene il proprio lavoro, di mostrare lati amari, difficili da digerire, per i quali ci vuole - oltre che cuore - stomaco per avere la forza di raccontare, documentare, denunciare. Si rischia di mostrare i vari personaggi colti nel momento in cui abbandonano le proprie maschere o svolgono il loro gioco delle parti. Per taluni problemi, e mi era sembrato che quelli relativi all'adolescenza a Misilmeri fossero tali, non penso possa mai bastare l'attenzione che le istituzioni vi dedicano. E con il temine "istituzioni" non intendo un sinonimo di organizzazioni, ma il complesso di regole e vincoli - espliciti ed impliciti - che plasmano i comportamenti degli individui, delle famiglie, dei politici, dei burocrati e così via. Vi inserisco tutte quelle che sono ritenute, a torto o a ragione, le cosiddette "agenzie formative". Sono le istituzioni intese in tal modo che ci pongono su un percorso predeterminato da cui non è facile deviare. Nel nostro paese tale percorso ha, tra l'altro queste caratteristiche: la graduale assuefazione a ciò che non va, la cessione della cultura in senso lato alla politica, l'abitudine a trasformarla in pettegolezzo e scambio di favori. Il cambiamento non è ancora in atto: le istituzioni sono troppo rigide per permetterlo; si rafforzano, anzi, per ostacolarlo, trasportando ogni possibile critica dal piano puramente pubblico a quello meramente privato e personale. Si vorrebbe il trionfo dell'opaca accettazione di tutto ciò che ci viene propinato. Così il riscaldamento che manca nel plesso Bonanno, appartenente al II circolo didattico, i disagi degli studenti pendolari, la decapitazione del diritto di critica, le strade dove si aprono voragini per lavori mai annunciati e poi mai più riasfaltate, i debiti fuori bilancio del Comune anche per foto di eventi, le cicliche pose di "prime pietre" in un territorio che ancora non permette nemmeno l'attuazione del Piano regolatore generale - spingendo molti all'abusivismo più bieco e selvaggio - la mancanza di spazi per i bambini, l'istituzione di un Premio alla Legalità che si ferma all'apparenza con la sua sfilata di autorità senza poi la sostanza di un prosieguo nelle sedi competenti, l'appalto per la mensa scolastica della scuola materna comunale che dà pessimi risultati con i conseguenti disturbi alimentari dei nostri figli (a proposito, non esistono i controlli sulla qualità e non occorrerebbe l'intervento periodico di un nutrizionista per verificare se vengono rispettati i parametri stabiliti per legge?), le petizioni popolari che finiscono nell'immondizia del dimenticatoio pubblico che è divenuto l'Ufficio tecnico: tutto questo, insieme al ragazzino ammalato di anoressia - paradigma di una generazione che vive problemi gravi e può più o meno essere "accompagnata" nel suo percorso di crescita da quelle famose istituzioni - passa in secondo piano e si pone come una grave diseducazione del cittadino di domani. E tutti dovremmo essere contenti perché Misilmeri è inserito in un circuito delle città turistiche, perché il Comune, grazie alla Provincia, è presente con il kaki al Salone del Gusto di Torino e, di tanto in tanto, qualche bambino viene prelevato dalle assistenti sociali dal proprio nucleo familiare ed affidato in comunità alloggio perché vive in condizioni di indigenza o di disagio? Ci sta anche questo; ma amministrare un paese, o se per questo una città, non vuol dire solo occuparsi del piano di gestione del Coinres, della presenza delle nostre figure istituzionali in organismi quali l'Anci o Metropoli Est, avere un giornalino istituzionale, nominare una responsabile per le Pari opportunità "senza portafoglio". Il disagio adolescenziale, a Misilmeri, come in altre parti del mondo, viene o non viene affrontato. Vi sono fior di psicologi, psicopedagogisti, sociologi che si spendono quotidianamente in modo professionale per fornire elementi-guida alle istituzioni di cui sopra - famiglia, scuola, enti locali, etc - affinché si permetta una sana crescita della persona. Latita, almeno a Misilmeri, il lavoro "di rete". Da giornalista me ne sono resa conto affrontando in cronaca il fenomeno della dispersione scolastica e quello delle dipendenze da alcol e droga dei minori. Esistono associazioni e centri di ascolto - a Palermo - dove possono essere indirizzati i ragazzi che soffrono delle conseguenze di alcuni comportamenti considerati devianti. Esistono nelle scuole corsi di educazione alimentare, percorsi informativi sulle conseguenze dell'uso e dell'abuso di stupefacenti; manca, forse, una corretta educazione sessuale. E di tessere questa "rete" - lo affermo senza timore di essere definita "politicamente scorretta" - se non se ne occupa a livello locale l'assessorato municipale di competenza, quale altro soggetto pubblico o privato dovrebbe farlo?
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