MISILMERI. Dopo Valentino Picone e Michele Guardì, un'altra statuetta in argento, simbolo del "Premio Rocco Chinnici - Città di Misilmeri" dal tema "La Cultura per la Legalità", giunto alla sua terza edizione, è stata consegnata il 19 gennaio nell'ambito di una cerimonia al cinema King dal sindaco di Misilmeri, Salvatore Badami, al regista bagherese Giuseppe Tornatore. A fare gli onori di casa, per una manifestazione che celebra il ricordo del magistrato ideatore del pool antimafia, ucciso nel 1983, insieme alle autorità cittadine, il presidente della Fondazione Rocco Chinnici, il generale Antonino Rametta, Caterina Chinnici, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo e l'altro figlio di Rocco Chinnici, Giovanni, coordinatore del Comitato Studi della Fondazione dedicata al giudice trucidato dalla mafia. Non hanno voluto mancare all'appuntamento il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, Giovanni Avanti, Presidente della Provincia di Palermo, Lillo Speziale, presidente della Commissione Regionale Antimafia, e numerose altre alte personalità appartenenti al mondo politico, giudiziario e delle forze dell'ordine. Uno dei punti nodali, l'intervento di Gregorio Napoli, critico cinematografico, su "Il linguaggio cinematografico veicolo di legalità". Il momento più emozionante, però, è stato regalato all'affollata platea dalla proiezione del cortometraggio realizzato da una giovane autrice palermitana, Marina Paterna, sulla vicenda del piccolo Giuseppe, figlio del pentito Santino Di Matteo, e per questo sciolto nell'acido dalla mafia. "Io vivo", interpretato da Michele D'Amore e Rosario Palazzolo. Tantissime le autorità presenti; minore la partecipazione, invece, da parte della comunità, rappresentata in larga parte dalle scolaresche. Ma chi c'era, era lì soprattutto per lui, Peppuccio Tornatore, che al termine della manifestazione è stato accolto con un'ovazione persino fuori dal cinema e circondato dai fan. Lui, quasi timido, è "meravigliato" che un paese come Misilmeri, in trent'anni -"tanti ne sono passati da quando vivevo stabilmente in Sicilia" - possa essere cambiato. Tanto da ospitare, addirittura, un premio che celebra la memoria di tutto ciò per cui vale la pena di combattere: ciò in cui si crede. "E Rocco Chinnici - dice il regista bagherese Giuseppe Tornatore a margine della manifestazione che lo ha visto premiato ieri per il suo impegno professionale ed umano nella diffusione della cultura della legalità e della responsabilità civile - credeva in ciò per cui ha combattuto. Tanto da essere ucciso barbaramente". Tornatore, impegnato in questi mesi nelle riprese della sua ultima opera cinematografica, "Baarìa", prodotta da Giampaolo Letta e Mario Spedaletti, è visibilmente emozionato quando sul palco del cinema King riceve dagli amministratori e dai familiari di Rocco Chinnici la preziosa statuetta d'argento che raffigura Misilmeri. "Oggi è un giorno straordinario per me - afferma il premio Oscar -. Mai, trent'anni fa, quando strinsi la mano al consigliere Chinnici e, solo poco tempo dopo, appresi la terribile notizia del suo tragico assassinio, avrei immaginato di ritrovarmi qui a ricevere un premio che porta il suo nome. A prescindere da questo riconoscimento è un onore aver passato una splendida giornata insieme a tanti misilmeresi nel suo ricordo". Tornatore ricorda ancora quando apprese la notizia dell'eccidio di via Pipitone Federico: "Mi trovavo nella sede Rai di via Cerda, arrivò la notizia e tutti ammutolimmo. Ricordavo, e ricordo ancora vividamente, di Chinnici soprattutto le mani, forti, nodose come un ulivo saraceno, da contadino. Solide mani - prosegue - che trasmettevano fiducia; che trasmettevano sicurezza". In quel periodo Tornatore era impegnato in esperienze documentaristiche e televisive. Pochi anni dopo avrebbe conquistato un posto nella storia del cinema con il suo capolavoro da Oscar, "Nuovo cinema Paradiso". Ma già nel 1984 aveva collaborato con Giuseppe Ferrara per "Cento giorni a Palermo", seguito quindi da "Il camorrista", dedicato al mondo della malavita napoletana, col quale Tornatore vinse il Nastro d'Argento come "miglior regista esordiente". L'incontro con il produttore Franco Cristaldi porta alla genesi di "Nuovo cinema Paradiso", che gli regala appunto l'Oscar. "Oggi - sostiene Tornatore, con il suo sorriso schivo - ricevendo un premio dedicato a Chinnici mi pare un po' di ricevere un altro Oscar". Poi l'attenzione si sposta su ciò che lo circonda. "Il mio ricordo di Misilmeri?". Ride: "Era un po' come Bagheria, paesoni che perdevano l'identità. Non avrei mai immaginato, trent'anni dopo, che vi si potesse svolgere una riflessione comune su un tema e su un personaggio così importanti. Questo mi aiuta a percepire meglio le trasformazioni avvenute nel tessuto sociale di Misilmeri. E' un messaggio di speranza per i giovani". Poi, inevitabilmente, l'attenzione si sposta sull'ultima "creatura" di Tornatore, "Baaria". "La gente associa il mestiere di regista alle mere riprese di un film, ma non è così. Lunedì per Baaria inizia il doppiaggio e poi è il turno della post-produzione- dice -. L'emozione che prevale in questo momento? Si sono concluse le prime due fasi, quella dell'ideazione e quella delle riprese, ma Baaria è ancora un percorso aperto. E' frutto di una storia che pensavo e maturavo da anni, e credevo, con molta autoipocrisia, di realizzare molto più in là. L'emozione che prevale - spiega - , quindi, in questo momento, è quella di un'attesa. Ma sono ancora dentro al film. Ha ancora bisogno della mia attenzione, come un bambino. E'- afferma - un'esperienza complessa, che non posso ancora dire conclusa, non ancora".Rimane, per il pubblico, l'attesa di vedere l'ultima opera di Peppuccio Tornatore nelle sale cinematografiche. "Senz'altro prima di Natale, ma non saprei indicare con precisione quando sarà nelle sale". "Baarìa", che in lingua siciliana significa "Bagheria", nella trama dovrebbe raccontare una tranche di storia della sua città d'origine. Una storia che, è ovvio, ha tanto in comune con i paesi del circondario. "A Bagheria come a Misilmeri - conclude -, a Villabate come a Palermo, però, e lo sottolineano manifestazioni come questa, il clima pare cambiato. Per fortuna". E sulla possibilità di realizzare un'altra opera cinematografica sulla Sicilia, Tornatore si mostra molto perplesso: "Mai dire mai. Ma su 9 film, quattro hanno riguardato in qualche modo la nostra Isola. Se i progetti che sono nella mia mente la riguardano? Mi pare improbabile…".
martedì 20 gennaio 2009
Misilmeri, al regista Peppuccio Tornatore il 3° Premio Chinnici
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Giuseppe Tornatore è un siciliano, e siciliani si è dovunque e comunque.
RispondiEliminaE la Sicilia è cambiata, mutata la coscienza civile. La mafia (il minuscolo è voluto) non è più "l'associazione che riempie i vuoti statali", ma è una peste che calpesta il progresso siciliano. Siamo cambiati e lo dobbiamo a gente come Rocco Chinnici, che ha lottato contro cosa nostra quando c'era chi diceva che non esisteva, che era un'invenzione.