giovedì 22 gennaio 2009

Misilmeri, Lo Bianco ucciso a fucilate: lo stabilisce l'autopsia


MISILMERI. E’ crollato sull’asfalto bagnato dalla pioggia, sotto gli occhi increduli del fratello, colpito al fianco dal primo colpo di fucile. I sicari, almeno due, secondo una testimonianza incappucciati, non hanno avuto pietà: freddamente, dopo alcuni interminabili secondi, hanno sparato un secondo colpo, che ha raggiunto al capo Piero Lo Bianco, 26 anni, lasciando agonizzante il venditore di frutta e verdura. Gli ultimi sussulti di vita del giovane hanno avuto come scenario l’ambulanza che, inutilmente, ha tentato di trasportarlo all’Ospedale Civico di Palermo. Per il delitto di piazza Caduti di Nassiriyia è chiara, secondo i carabinieri del Comando provinciale (nella foto a fianco, il tenente colonnello Giuseppe De Riggi, che ha coordinato le primissime fasi dell'indagine), la pista mafiosa. Ieri pomeriggio l'autopsia al Policlinico di Palermo ha chiarito alcuni dettagli sull'omicidio. I militari, infatti, avrebbero acquisito elementi per inquadrare il delitto in un contesto di mafia. Per tutta la notte sono stati interrogati i familiari della vittima, a cominciare dal fratello di Lo Bianco, Agostino, testimone oculare dell'agguato. Agostino Lo Bianco avrebbe riferito che i killer sono arrivati in piazza Caduti di Nassiriya mentre, assieme al fratello, era intento a sistemare alcune cassette di frutta. I sicari, da dietro un terrapieno che delimita la piazza, hanno esploso una fucilata contro Piero Lo Bianco, che è stato raggiunto all’addome. Poi, uno dei killer ha esploso il colpo di grazia alla testa. Portata a termine la loro missione di morte, avrebbero lasciato la scena del delitto con l’aiuto di un terzo complice, che li attendeva a bordo di una Punto grigia con il motore acceso.
In queste ore gli investigatori setacciano campagne e magazzini a Misilmeri, ma anche nei paesi vicini, per ritrovare l’auto della fuga e possibili elementi che facciano chiarezza sull'omicidio di Piero Lo Bianco.
Ieri mattina, davanti al banchetto di frutta e verdura dei fratelli Lo Bianco, per pochi minuti si sono pure soffermati alcuni cittadini a recitare alcune orazioni.
Nonostante la piazza e le aree circostanti fossero gremite di gente, al momento non vi sarebbero testimoni. La dinamica dell’agguato è stata rapidissima: questo spiegherebbe, almeno in parte, l’assoluta mancanza di testimoni: nessuno ha visto nulla, anche se la piazza era affollata di gente.
Nessuno avrebbe quindi assistito alla scena, l’attenzione di molti è stata invece richiamata dai colpi d'arma da fuoco. La dinamica dell’agguato è stata però rapidissima: questo spiegherebbe, almeno in parte, l’assoluta mancanza di testimoni.

Proprietari di una pistola calibro 6,35 con matricola abrasa e di centottanta colpi. Con questa accusa Piero Lo Bianco e il padre Giovan Battista erano stati arrestati il 17 febbraio del 2007 dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Misilmeri. L’arma era stata trovata nel corso di una perquisizione effettuata in un magazzino di proprietà dei due, in via Cappellini, nel quartiere San Giuseppe. La pistola calibro 6,35 aveva la matricola abrasa. A poca distanza, anch’essi ben nascosti, centottanta colpi dello stesso calibro. Al magazzino di via Cappellini gli investigatori erano arrivati in seguito ad una complessa ed articolata attività di indagine. I sospetti, poi, in seguito alla perquisizione, si erano rivelati fondati. I precedenti penali di Piero Lo Bianco, assassinato con due colpi di fucile mercoledì pomeriggio a piazza Caduti di Nassiriyia, stavano tutti lì. Ma Lo Bianco era nipote, per parte di madre, di Francesco Lo Gerfo, finito in carcere nell’operazione “Grande mandamento”, che portò dietro le sbarre i fiancheggiatori di Bernardo Provenzano. Nel processo di appello, che si è concluso pochi mesi fa, Lo Gerfo è stato condannato a 2 anni e 4 mesi. Il suo non sarebbe stato, secondo i giudici, un ruolo di grande spessore nella famiglia mafiosa. Ma era stato l’autista del boss Salvatore Sciarabba, l’uomo al quale il Gotha di Cosa Nostra aveva affidato il governo del rissoso mandamento Belmonte-Misilmeri dopo l’arresto di Benedetto Spera, nel 2001. La domanda che in queste ore si pongono gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia, che coordinano le indagini del Nucleo operativo di Palermo, è se l’omicidio di Piero Lo Bianco abbia riaperto la lotta per la leadership nel mandamento di Belmonte.

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