Sciascia rifletteva sul "…caso, la memoria; il gioco del combinarsi di occasioni, coincidenze, rispondenze, ricordi…". La memoria, però, a volte si fa troppo acuta. Meglio forse il sonno della coscienza. Senza dolore, strazio, anche se senza gioia. Perché ciò che di brutto ci circonda, spesso, così ci prende: privi di volontà non riusciamo ad essere incisivi e a lottare per ciò che siamo.
domenica 4 gennaio 2009
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