martedì 20 gennaio 2009

Donna: libera di esistere e di pensare…anche a Misilmeri

Ho da sempre una forte passione per il giornalismo e la ricerca storica. Ma ho da tempo preso le distanze dai manuali, abbandonando - sembrerà un'eresia - e assumendo, sempre più marcatamente, un punto di vista non universale. In questi giorni di riflessione sulle polemiche innescate dal mio definirmi, ironicamente, "mamma precaria", ho visto uno stimolo a ragionare ancora più accuratamente su un tema che mi sta fortemente a cuore: l'assenza dal panorama locale, a parte alcuni esempi che rimangono nel limbo, come Mimì Marchese, recentemente rivalutata dal mio amico Paolo Bono (vedi il suo blog www.paoloenricobono.blogspot.com), delle vite quotidiane di donne e uomini, assenza che fa della storia un pianeta desertificato, nel quale solo alcuni "burattini" vengono mossi dal richiamo del potere o da esso ne sono schiacciati. L'abitudine linguistica all'indifferenziazione fra uomo e donna ha prodotto, anche a Misilmeri, che non è esente da ciò che accade nel resto del mondo, alla cancellazione delle donne. Che, prima di essere mamme, mogli, figlie o altro ancora, sono persone, delle quali occorrerebbe distinguere l'essenza, interpretarne le resistenze e i rifiuti, le azioni e le vite come sintomo di un sentire altro da interrogare. E allora, voglio gridare a gran voce che amo la libertà femminile e che partendo da ciò e perciò vivo e rappresento il mondo. È da ciò che inquadro in prospettive più ampie i problemi attuali, distinguo il contingente dallo strutturale, ritrovo "radici" ; è dall'incontro con le donne del passato che vissero tale esperienza che traggo forza e un salutare senso del limite. Sono donna: libera di esistere anche come soggetto autonomo rispetto alla mia famiglia, e di pensare. Anche a Misilmeri.

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